Papa Francesco in Terra Santa? "Potrebbe essere il Che Guevara dei palestinesi"
Frédéric Manns, erede del cardinale Martini negli studi biblici, racconta che un gruppo di ebrei si oppone alla visita di Bergoglio perché "rischia di scatenare una nuova intifada"
“Un
gruppo di ebrei si oppone alla visita del Papa in Terra Santa perché
sostiene che Francesco potrebbe essere il Che Guevara o il Mandela
dei palestinesi e scatenare una nuova intifada”. Non usa giri di parole padre Frédéric
Manns, universalmente ritenuto l’erede naturale del cardinale Carlo
Maria Martini negli studi biblici a livello internazionale. Da Gerusalemme
dove insegna giudaismo e nuovo testamento presso lo Studium Biblicum
Franciscanum, padre Manns racconta a ilfattoquotidiano.it il clima della
vigilia della visita di Bergoglio ad Amman, Betlemme e Gerusalemme in
programma dal 24 al 26 maggio prossimi.
Qual è il clima a Gerusalemme? C’è preoccupazione per la visita
del Papa a causa degli scioperi, tuttora in corso, del servizio diplomatico
israeliano?
La stampa israeliana ha dato notizia che c’è un gruppo di coloni che sono ebrei
venuti dall’estero che si oppongono alla venuta del Papa perché dicono che
Francesco potrebbe essere il Che Guevara o il Mandela dei palestinesi perché ha
un modo di parlare così chiaro che hanno paura di questa venuta che potrebbe
scatenare qualcosa di simile a una nuova intifada, potrebbe permettere ai
palestinesi di prendere coscienza della loro forza. Ma il Vaticano ha confermato la visita quindi non ci saranno
difficoltà perché il viaggio è stato deciso ad altissimo livello quindi non si
va indietro.
La gente israeliana attende il Papa?
La gente israeliana ignora quasi tutto della Chiesa. La Chiesa per loro è un
elemento strano. Loro vedono solo il loro governo e i loro problemi. Nel 2009
Benedetto XVI fece in Terra Santa un appello in favore del buon esito dei
negoziati di pace fra israeliani e palestinesi affinché “ambedue i popoli possano
vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri e
internazionalmente riconosciuti”.
Papa Francesco farà sua questa posizione?
Papa Francesco ha il carisma di un profeta. Il suo modo di parlare è molto
semplice, fatto di frasi che rimangono e che si possono memorizzare e questa è
la sua forza. Pochi hanno notato che il Papa è un gesuita, un religioso, e
quindi ha un approccio della Chiesa un po’ diverso dagli altri Pontefici che
insistevano tanto sull’istituzione. Papa Francesco da buon gesuita era abituato
a vivere il voto di povertà e vuole una Chiesa povera e per i poveri e sa che i
palestinesi soffrono ed è pronto a difenderli. Lo farà a modo suo. Non sappiamo
ancora come perché lui ci riserva sempre tante sorprese. È stato sempre così
fino a oggi. Lo spirito del Signore è con lui, lo assisterà e gli permetterà di
aprire strade nuove perché il Medio Oriente è bloccato dopo questa primavera
araba, dopo i problemi in Siria e Iran. Bisogna che venga un profeta per
sbloccare questa situazione.
Il suo ricordo del cardinale Carlo Maria Martini?
Anche
il cardinale Martini era un profeta. Amava molto Gerusalemme. Penso che abbia
offerto la sua vita per la pace di Gerusalemme. Di profeti ne abbiamo bisogno
oggi più che mai. Speriamo che in questa quaresima lo spirito del Signore
susciti nuovi profeti alla sua Chiesa. Lo spirito è presente, siamo noi che non
lo accettiamo. Questo è il nostro problema.